Una caldaia a gas di dodici o quindici anni la paghi due volte: in bolletta ogni inverno, e il giorno in cui si ferma. Di solito succede a gennaio, di domenica.
Da qualche mese, però, la strada per sostituirla è cambiata. Il Conto Termico 3.0 è in vigore dal 25 dicembre 2025 ed è diventato operativo con il nuovo portale del GSE dal 2 febbraio 2026. Non è una detrazione fiscale: è un contributo a fondo perduto, cioè soldi che il GSE versa su un conto corrente, non uno sconto da recuperare in dieci dichiarazioni dei redditi.
C'è però un punto che sorprende quasi tutti i proprietari con cui ne parliamo: nel residenziale privato il Conto Termico non incentiva più le caldaie a gas. Incentiva quello che le sostituisce.
Qui sotto trovi chi può chiederlo, su quali lavori, quanto si prende davvero, come funziona lo "sconto in fattura" e in quali casi conviene invece restare sulla detrazione al 50%.
Che cos'è il Conto Termico 3.0 (e perché non è un bonus come gli altri)
Il GSE — Gestore dei Servizi Energetici, la società pubblica che gestisce gli incentivi sull'energia — eroga un contributo diretto a chi sostituisce un vecchio impianto di riscaldamento con uno alimentato da fonti rinnovabili o ad alta efficienza.
La cornice normativa è il D.M. 7 agosto 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre 2025; le regole applicative del GSE sono state approvate il 19 dicembre 2025 e il PortalTermico 3.0, la piattaforma su cui si presentano le domande, è attivo dal 2 febbraio 2026.
Le differenze con i bonus edilizi classici sono tre, e cambiano parecchio i conti:
- Arriva denaro, non una detrazione. Non serve avere IRPEF capiente: il contributo si prende anche se si è incapienti.
- I tempi sono mesi, non dieci anni. Fino a 15.000 euro l'incentivo viene erogato in un'unica soluzione.
- Non ha una data di scadenza. A differenza del bonus ristrutturazione, il Conto Termico non finisce il 31 dicembre. Ha però un plafond annuo, e su quello torniamo più avanti.
Chi può chiederlo e su quali case
Il Conto Termico 3.0 è aperto ai privati, ma con condizioni precise sull'immobile. Devono esserci tutte, non alcune:
- sei proprietario dell'immobile o titolare di un altro diritto reale o personale di godimento (usufrutto, comodato registrato, locazione con consenso del proprietario);
- l'edificio esiste già ed è accatastato alla data della domanda: sono esclusi i fabbricati in corso di costruzione (categoria catastale F);
- nell'immobile c'è già un impianto di climatizzazione invernale, e va dimostrato;
- si tratta di una sostituzione, non di una prima installazione (fa eccezione il solare termico).
Rientrano nell'ambito residenziale le categorie catastali da A/1 a A/7 e A/11: abitazioni civili, economiche, popolari, villini. In un edificio a categorie miste — per esempio una palazzina con negozi al piano terra — vale l'ambito catastale prevalente calcolato in millesimi.
Attenzione. La condizione più insidiosa è la preesistenza dell'impianto. Se la casa era senza riscaldamento, o se l'impianto vecchio non è documentabile con fotografie e libretto, la domanda viene respinta. Il GSE su questo punto non fa sconti, e le foto ante operam vanno scattate prima di smontare qualsiasi cosa.
Cosa è incentivato davvero, se abiti in un appartamento a Roma
Per un privato che interviene su una casa, il Conto Termico 3.0 copre solo la parte impianto, e solo se rinnovabile o ad altissima efficienza:
- pompe di calore elettriche o a gas, aerotermiche, geotermiche o idrotermiche, anche per la produzione di acqua calda sanitaria;
- sistemi ibridi factory made e sistemi bivalenti a pompa di calore;
- generatori di calore a biomassa (stufe e caldaie a pellet o legna che rispettano i requisiti di emissione);
- solare termico e solar cooling;
- scaldacqua a pompa di calore, in sostituzione di boiler elettrici o a gas;
- allacciamento a reti di teleriscaldamento efficienti;
- microcogenerazione alimentata da fonti rinnovabili.
Da sapere. Nel residenziale privato non sono incentivati dal Conto Termico 3.0: la caldaia a condensazione a gas (esclusa proprio perché fossile), il cappotto termico, gli infissi, le schermature solari, l'illuminazione, la domotica, le colonnine di ricarica e il fotovoltaico con accumulo. Questi interventi restano riservati alle Pubbliche Amministrazioni e ai privati che intervengono su immobili dell'ambito terziario, come un negozio o un ufficio. Per il cappotto e le finestre di casa lo strumento resta la detrazione fiscale.
Quanto si prende davvero
Il tetto generale è il 65% della spesa. Ma è un massimo teorico, e conviene dirlo subito perché in giro si legge spesso come se fosse una percentuale garantita.
Per le pompe di calore l'incentivo non si calcola in percentuale sulla fattura: si calcola sulla producibilità stimata dell'impianto. Entrano in gioco la potenza installata, la prestazione della macchina e la zona climatica in cui si trova l'edificio. Roma è in zona climatica D, con 1.415 gradi giorno, il che colloca la Capitale in una fascia intermedia: né i valori delle città del Sud, né quelli di Milano o Torino.
La buona notizia è che dal preventivo si arriva a un numero prima di firmare: il PortalTermico consente di ottenere l'importo dell'incentivo spettante caricando solo le caratteristiche dell'impianto scelto e i costi di installazione e smaltimento del vecchio generatore, senza ancora le fatture.
Esempio. Su un intervento da 10.000 euro con un contributo riconosciuto di 6.500 euro (il 65%), il proprietario versa 3.500 euro e la differenza la anticipa il fornitore, che poi incassa il contributo dal GSE. Nella pratica il contributo effettivo è spesso più basso del 65%: chiedi sempre la simulazione sul portale prima di accettare un preventivo che promette la percentuale piena.
Sui tempi di incasso, la regola è semplice:
| Importo dell'incentivo | Come viene erogato |
|---|---|
| Fino a 15.000 euro | Unica soluzione. È il caso della quasi totalità degli interventi domestici. |
| Oltre 15.000 euro — pompa di calore fino a 35 kW | 2 rate annuali costanti |
| Oltre 15.000 euro — pompa di calore oltre 35 kW | 5 rate annuali costanti |
Per un appartamento romano medio si resta quasi sempre sotto la soglia dei 15.000 euro, quindi in pagamento unico.
Lo "sconto in fattura": come funziona il mandato all'incasso
Non è lo sconto in fattura dei bonus edilizi, quello chiuso nel 2023. Qui il meccanismo si chiama mandato all'incasso e funziona così: il proprietario autorizza il GSE a versare il contributo direttamente all'installatore invece che a sé stesso, e all'impresa paga solo la differenza.
Il mandato va conferito senza corrispettivo, con obbligo di rendicontazione (art. 1713 del Codice civile) ed è irrevocabile (art. 1723, comma 2). Le condizioni operative sono rigide:
- un solo mandatario per intervento, e deve essere il fornitore/installatore che ha eseguito il lavoro;
- fattura unica: non si può dividere acquisto della macchina e posa in opera tra due soggetti diversi;
- l'accordo va formalizzato nel contratto o in fattura prima della fine dei lavori;
- il modulo standard del GSE non è modificabile e richiede l'autentica delle firme dal notaio;
- la somma tra i bonifici versati dal cliente e l'incentivo oggetto del mandato deve coincidere esattamente con l'importo in fattura.
Attenzione. Se la documentazione del mandato risulta non idonea anche dopo le integrazioni richieste dal GSE, non decade solo il mandato: viene respinta l'intera domanda di incentivo. È il motivo per cui questa strada va percorsa solo con un'impresa che l'ha già fatta.
Conto Termico o detrazione al 50%? Come si sceglie
Sullo stesso intervento i due strumenti non si sommano: il Conto Termico non è cumulabile con le detrazioni fiscali. Si può però usare l'uno per una parte dei lavori e l'altra per un'altra: l'Ecobonus sul cappotto, per esempio, e il Conto Termico sull'impianto solare termico.
| Conto Termico 3.0 | Detrazione 50% prima casa | |
|---|---|---|
| Cosa ricevi | Denaro dal GSE | Sconto sull'IRPEF |
| Tempi | Mesi, spesso in unica soluzione | 10 anni, in quote uguali |
| Se non hai IRPEF capiente | Lo prendi comunque | Perdi le quote non compensate |
| Lavori coperti | Solo impianto rinnovabile o ad alta efficienza | Tutta la ristrutturazione, impianti compresi |
| Scadenza | Nessuna, ma c'è un plafond annuo | Aliquote in calo dal 1° gennaio 2027 |
| Burocrazia | Pratica GSE con asseverazioni e foto | Bonifico parlante e dichiarazione dei redditi |
Il criterio pratico è questo. Se stai facendo solo l'impianto e hai poca IRPEF o vuoi rientrare in fretta, il Conto Termico è la scelta naturale. Se invece l'impianto fa parte di una ristrutturazione completa con demolizioni, pavimenti, bagno e infissi, quasi sempre conviene tenere tutto dentro la detrazione, anche perché le aliquote scendono dal 2027 e il conto va fatto adesso.
Cosa serve fare, in ordine
- Sopralluogo e verifica dell'impianto esistente. Si controllano libretto di impianto, generatore attuale, corpi scaldanti, contatore elettrico e spazio per l'unità esterna.
- Preventivo dettagliato e simulazione sul PortalTermico. Prima di firmare si sa quanto arriva.
- Accordo scritto sul mandato all'incasso, se si vuole lo sconto in fattura: va messo nero su bianco prima della fine dei lavori.
- Esecuzione dei lavori, con documentazione fotografica ante operam, in corso d'opera e post operam.
- Fatture e pagamenti tracciati, coerenti al centesimo con quanto dichiarato.
- Domanda sul PortalTermico entro 90 giorni dalla fine lavori, in modalità accesso diretto, con dichiarazione di conformità dell'impianto e asseverazione del tecnico dove richiesta.
- Istruttoria del GSE e accredito.
Il passaggio 4 è quello che fa saltare più pratiche di tutti gli altri messi insieme. Le fotografie del vecchio impianto ancora installato valgono, in fase di istruttoria, quanto un documento.
I tempi contano, e il plafond anche
Il Conto Termico non ha una data di scadenza, ma ha un budget annuo. E il 2026 ha già dimostrato che la fila esiste.
Il portale ha aperto il 2 febbraio 2026 e il 3 marzo il GSE ne ha annunciato la sospensione temporanea: nei primi giorni erano arrivate richieste per circa 1,3 miliardi di euro. Il portale è stato riaperto il 13 aprile 2026, in sola modalità di accesso diretto, con una proroga di 40 giorni per le pratiche il cui termine ricadeva nel periodo di blocco. Con il decreto direttoriale n. 72 del 10 aprile 2026 il Ministero dell'Ambiente ha poi rimodulato i limiti di spesa per il 2026: 900 milioni complessivi, 450 per le amministrazioni pubbliche e 450 per i privati.
Tradotto: non è una corsa contro il tempo come per i bonus in scadenza, ma non è nemmeno una pratica da rimandare all'infinito. E i 90 giorni dalla fine dei lavori per presentare la domanda sono perentori.
Cosa cambia in concreto in un appartamento romano
Sulla carta è un cambio di macchina. In cantiere è un intervento che tocca l'intero impianto, e a Roma ci sono tre nodi ricorrenti.
Le temperature dei corpi scaldanti. Le palazzine romane degli anni Cinquanta-Settanta hanno radiatori in ghisa o alluminio progettati per lavorare a 70-75 gradi. Una pompa di calore rende bene a 35-45 gradi. O si aumenta la superficie radiante, o si passa a ventilconvettori o pavimento radiante, o si sceglie un sistema ibrido. Saltare questa valutazione significa avere una casa fredda a gennaio e bollette elettriche fuori controllo.
L'unità esterna. Serve spazio, va gestito il rumore verso i vicini, vanno rispettati il regolamento condominiale e il decoro architettonico. In centro storico e nelle zone vincolate entrano in gioco anche le autorizzazioni paesaggistiche, che allungano i tempi. Su questi passaggi ci occupiamo noi delle pratiche edilizie, dopo aver definito la soluzione in fase di progettazione.
La potenza elettrica. Una pompa di calore in un appartamento con 3 kW impegnati spesso richiede un aumento di potenza. È una voce piccola, ma va prevista nel preventivo e non scoperta a lavori finiti.
Nella ristrutturazione di un appartamento il momento giusto per affrontare tutto questo è quando i pavimenti sono ancora da rifare e le tracce si possono fare senza demolire due volte.
Gli errori che fanno saltare la pratica
- Foto ante operam mancanti. L'errore più frequente e il più difficile da rimediare: una volta smontato, il vecchio impianto non esiste più.
- Impianto preesistente non dimostrabile. Senza libretto, senza foto e senza registrazione al catasto impianti la domanda non regge.
- Fatture divise tra più fornitori quando si è scelto il mandato all'incasso.
- Pagamenti non tracciati o importi che non tornano al centesimo con la fattura.
- Domanda oltre i 90 giorni dalla conclusione dei lavori.
- Apparecchio non conforme. Dal 15 aprile 2026 il GSE pubblica il catalogo degli apparecchi domestici pre-qualificati: verificare che la macchina scelta sia in elenco evita discussioni in istruttoria.
Sono tutti errori di processo, non di tecnica. Si evitano decidendo la pratica prima di aprire il cantiere, non dopo. Vale lo stesso principio di cui parliamo a proposito degli impianti certificati: la documentazione è parte del lavoro, non un adempimento successivo.
In sintesi
Il Conto Termico 3.0 è oggi lo strumento più interessante per chi deve cambiare la caldaia e non vuole aspettare dieci anni per rientrare. Copre solo la parte impianto, richiede una pratica seria e premia chi arriva preparato. Per chi invece sta facendo una ristrutturazione ampia, il confronto con la detrazione al 50% va fatto con i numeri davanti, prima di firmare qualsiasi cosa.
In entrambi i casi la scelta si fa in fase di preventivo, ed è lì che si guadagnano o si perdono qualche migliaio di euro. Se vuoi capire come leggere quei numeri, abbiamo scritto una guida dedicata a come si legge un preventivo di ristrutturazione.
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Stai valutando di cambiare la caldaia o di rifare l'impianto? Facciamo un sopralluogo, verifichiamo se l'immobile ha i requisiti per il Conto Termico e ti diamo la simulazione dell'incentivo insieme al preventivo, così i numeri li vedi prima di decidere. Scrivici per fissare un sopralluogo a Roma.
